Ambienti freddi, asettici e senza anima, conseguenza di un’architettura che non tiene conto di un’equilibrata coabitazione con la natura, che generano in chi ci vive una sospensione dei sensi, un vuoto interiore.
Cerco di mostrare proprio questo disorientamento, esasperandolo.
(Soggetti reali e plastico di architettura)

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Sogno o realtà?

Surreale è far emergere l’inconscio nei luoghi reali e con il sogno e la follia superare la razionalità e i limiti che questa impone. Il museo è il luogo ideale per liberare l’immaginazione, veglia e sogno sono entrambi presenti e chi vi entra può vivere un attimo di incanto in un equilibrio precario, anche fisico.

Ed ecco che accade, l’osservatore diventa un dipinto osservato da altri, creando un mondo nuovo e non meno reale, ma basta un passo avanti e i ruoli cambiano, le certezze vacillano.
Nessuno può sapere se sta vivendo un sogno o la realtà.

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Quasi sempre le ville hanno delle siepi. La funzione della siepe è di delimitare fisicamente una determinata area, separare il proprio territorio da quello degli altri, segnare un confine da non oltrepassare neanche con lo sguardo. La siepe è un muro sotto mentite spoglie. Questo modo di delimitare lo spazio è utilizzato in tutti i paesi. La struttura della siepe è inesistente in natura e deriva dall’attività umana, si somigliano tutte, sono omologate, standardizzate anche nelle misure e sono simili ovunque.

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La Bolla emozionale
Il sistema di relazioni tra noi e ciò che ci circonda è l’ambiente.
L’uomo modificando l’ambiente altera il naturale rapporto tra persone, costituito da un delicato equilibrio di regole e convenzioni che da sempre ne governano le relazioni, una sorta di “bolla emozionale” di ognuno e che definisce spazi necessari e comportamenti da tenere. Questo è evidente nelle città e in particolar modo in quelle sovrappopolate, complice la nevrotica frenesia delle metropoli con gli attuali ritmi e riti collettivi che comportano spostamenti di masse nello stesso spazio e nello stesso momento.

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D’inverno cammino per le spiagge deserte tra oggetti abbandonati. Mi piace scattare foto con quello che trovo e animarli, per un attimo che diventa eterno come il soffiare del vento o il moto della risacca che fanno da sfondo. Mi piace prendermene cura.

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Napoli, quartiere Sanità.
Un quartiere che, scavalcato da un ponte, è rimasto per secoli isolato dalla città e che fino a pochi anni fa era conosciuto solo per il degrado sta ora lentamente riconquistando la propria dignità. Si vedono i turisti e molti esercizi commerciali stanno riaprendo. I segni non sono cambiati, sono sempre stati li o li hanno riportati
con loro e sorprendono certe somiglianze.
Una serie di ritratti di alcuni commercianti con i simboli della loro cultura, fede e tradizione. Le maschere, il grande Totò che è nato qui, i santi con i loro altari e gli attrezzi del mestiere.
1 Fioraio, 2 Pizzaiolo, 3 Enoteca, 4 Negozio di frutta secca, 5 Macellaio, 6 Fruttivendolo, 7 Carrozziere, 8 Tripperia.

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Spesso per strada, vivono e lavorano in pochi metri quadrati, con poca luce al caldo o al freddo, seminascosti dalle cose. In queste foto ho voluto dare loro un volto. Non è raro trovare somiglianze con oggetti e riviste.

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I Campi Flegrei, un luogo incredibile. entrare in questi crateri è come tornare indietro nel tempo fino a quando la terra era ancora fuoco e acqua e dominavano esseri mostruosi.
Foto scattate nei crateri degli astroni, Solfatara di Pozzuoli, lago d’Averno e lago Lucrino ai visitatori e alle installazioni.

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Il passaggio tra gli opposti, il superamento del confine, di quella linea sottile che li divide. Napoli città di eterni contrasti dove è solo apparentemente semplice dividere il bene dal male e la luce dall’ombra.

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